Si è conclusa con successo Marca by BolognaFiere, la manifestazione che, in sole otto edizioni, si è accreditata come la più importante piattaforma di incontro per il mondo della marca del distributore.Tutti di segno positivo gli indicatori della manifestazione: oltre 5.500 gli operatori professionali presenti con un +2,14% rispetto al 2011; significativa anche la presenza degli operatori esteri che ha registrato un +3,18% rispetto alla passata edizione.Decisamente dinamica l’attività nei due giorni di manifestazione con stand affollati, grande interesse per i convegni in programma e delegazioni estere impegnate in un susseguirsi di incontri commerciali.Marca ha dimostrato la sua strategicità “a supporto” dell’attività della rete di pmi che rappresentano un’importante quota dell’imprenditorialità italiana, caratterizzandola (anche su scala internazionale), per innovazione e ricerca. Le stesse pmi che trovano nel rapporto con la GDO un’insostituibile occasione di business.I risultati conseguiti dall’evento - organizzato da BolognaFiere, con il patrocinio di ADM, Associazione Distribuzione Moderna e in collaborazione con le più prestigiose insegne della GDO/DO - evidenziano il ruolo di “motore di crescita per l’economia” delle manifestazioni fieristiche, che non sono solo vetrine espositive, ma luoghi di incontri d'affari davvero utili per le imprese, alle quali offrono strumenti aggiuntivi per accrescere la loro competitività. La manifestazione si è aperta con il grande convegno inaugurale CRISI ECONOMICA E DEI CONSUMI: LA DISTRIBUZIONE MODERNA E LA MARCA COMMERCIALE COME OPPORTUNITA' PER IL CONSUMATORE E MOTORE DI CRESCITA PER L'ECONOMIA che ha evidenziato da un lato il ruolo della marca del distributore per le strategie di sviluppo delle pmi e, dall’altro, l’importanza dei prodotti a marchio del distributore per il consumatore, come dimostrato anche dalla crescita delle vendite dei prodotti a marca del distributore (rispettivamente +18% negli ultimi quattro anni e +7% nell'ultimo anno). La presentazione del RAPPORTO ANNUALE SULLA MARCA COMMERCIALE ha invece aperto il secondo giorno di manifestazione. Il Rapporto ha rilevato come le famiglie italiane che privilegiano la marca commerciale siano prevalentemente concentrate nelle regioni del Nord Est del Paese, dove la spesa annuale è pari ai 409 euro, contro una media nazionale di 310. Dall’elaborato è emerso anche che i prodotti a marca del distributore acquisiscono, in Italia, sempre maggiori quote di mercato, anche se la situazione nazionale è ben lontana dalla realtà del Nord Europa (in Svizzera e in Gran Bretagna, ad esempio, le prvate label rappresentano il 40% delle vendite totali delle grandi catene di distribuzione). Si può pertanto prevedere che le quote di mercato nazionali possano, nei prossimi anni, registrare un ulteriore trend di crescita, assicurando un forte dinamismo al rapporto distribuzione-copacker, assicurando alle industrie italiane ottime opportunità di business. Marca by BolognaFiere 2012 ha dato, inoltre, grande risalto ai prodotti ortofrutticoli freschi “convenience”, ovvero tutte le preparazioni ad alto valore aggiunto e alto contenuto di servizio per il consumatore; una categoria merceologica importante per quota di mercato, in cui il fattore “innovazione” rappresenta un elemento di forte strategicità. L’iniziativa si è completata con seminari specialistici di approfondimento che hanno messo a confronto autorevoli esperti internazionali e che hanno registrato grande successo in termine di partecipazione.
sabato 24 marzo 2012
mercoledì 14 settembre 2011
XVI Festival Internazionale per la Pace di Assisi
XVI Festival Internazionale per la Pace - XI Weekend Ecologico
Assisi, 18 - 25 settembre 2011
Assisi, 18 - 25 settembre 2011
L’Assisi Festival edizione 2011, organizzato dall’Associazione Culturale “United Artists for Peace”, in collaborazione con il Comune di Assisi, quest’anno si terrà dal 18 al 25 settembre. La manifestazione, che comprende il XVI Festival Internazionale per la Pace e l’XI Weekend Ecologico, si avvale di numerosi riconoscimenti, tra i quali l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana e il Patrocinio di numerosi Ministeri. Il Festival si propone di promuovere la cultura della Pace, della Cooperazione Internazionale e dell’Educazione Ambientale e Alimentare attraverso seminari, tavole rotonde, mostre di arte visiva e concerti serali di alto livello artistico-culturale nella città di Assisi, testimonial mondiale del dialogo e della fratellanza tra i popoli. Come nelle precedenti edizioni, la musica verrà presentata nei vari generi, dal classico al jazz, con artisti nazionali e internazionali accomunati dalla condivisione dei valori di pace e solidarietà. L’edizione 2011 si aprirà, domenica 18 settembre, con la mostra di arte contemporanea “Mir” di Paolo Mirmina, artista camaleontico e originale che presenterà opere ispirate agli ideali di pace e fratellanza. Anche quest’anno l’Assisi Festival focalizzerà l’attenzione sulla celebrazione del 21 settembre, IDP - United Nations International Day of Peace, Giornata mondiale dedicata alla Pace in cui l’ONU invita tutte le nazioni e i popoli a fermare le guerre e ogni forma di ostilità. Nella mattina verrà realizzato il VI convegno “Pace, Diritti Umani e Cooperazione Internazionale”, con interventi orientati alla diffusione del concetto di “cittadinanza responsabile”, associato a valori quali il rispetto dei diritti umani, la tolleranza, l’uguaglianza, la giustizia sociale, la solidarietà, la cooperazione e la partecipazione. Alle ore 12.00, in occasione della “Peace Bell special ceremony” delle Nazioni Unite, in cui il Segretario Generale Ban Ki-moon suonerà la Campana della Pace, per inaugurare a New York la Giornata mondiale della Pace, anche in questa edizione, in Assisi verrà suonata la campana della torre del Palazzo Capitano del Popolo, sede dell'Ufficio per il Sostegno alle Nazioni Unite e della Biblioteca depositaria dei documenti dell’Onu. Farà seguito la sfilata delle “Bandiere del mondo per una sinfonia di Pace” per le vie di Assisi. “Che la Pace regni sulla terra” è il messaggio che si vuole far risuonare in tutti gli esseri umani. A conclusione della giornata, avrà luogo il concerto “Artisti Uniti per la Pace”. Ospite speciale della serata Andrea Mingardi, cantautore, interprete, bluesman e punto di riferimento “cult” per la musica italiana. All’artista, che eseguirà alcuni brani del suo repertorio, verrà conferito il premio “Artista per la Pace 2011” per il suo notevole impegno sociale e umanitario. Nell’ambito dell’Assisi Festival si terrà l’XI edizione del Weekend Ecologico, evento che promuove l’educazione ambientale e alimentare in un’ottica di sviluppo sostenibile, avvalendosi del supporto di un Comitato Scientifico presieduto dal Prof. Vittorio Silano, presidente della Commissione Scientifica Europea EFSA - European Food Safety Authority, e della collaborazione di esperti, ricercatori e docenti universitari. Al seminario, previsto nella mattina di venerdì 23 settembre, parteciperanno delegazioni di studenti degli Istituti Scolastici della Regione, al fine di proporre stili di vita salutari, promuovere corrette abitudini alimentari e sensibilizzare al rispetto dell’ambiente. Tra gli argomenti che verranno affrontati: “Tutela e conservazione del patrimonio forestale e della biodiversità in un’ottica di sviluppo sostenibile” (2011: Anno Internazionale delle foreste), “Ambiente ed eco-sostenibilità”, “Alimentazione, prevenzione e salute”, “Qualità e sicurezza degli alimenti in Europa”. In serata è previsto il concerto pianistico “Solo Recital” dell’artista internazionale Jason Peterson, che proporrà musiche di W.A. Mozart, F. Mendelssohn, F. Schubert e M. Ravel. Sabato 24 settembre, il duo Gabriella Rivelli e Corrado Peronelli proporranno il concerto “Arie d’Italia”, dedicato alla celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, con musiche di N. Rota, A. Martelli, P. Piccioni, N. Piovani, E. Morricone.
United Artists for Peace
Via XX Settembre, 92/d
06124 Perugia
Tel. 075 5720066
Fax 075 5717481
www.peacefestival.com
uafpeace@iol.it
Via XX Settembre, 92/d
06124 Perugia
Tel. 075 5720066
Fax 075 5717481
www.peacefestival.com
uafpeace@iol.it
mercoledì 20 luglio 2011
Incontro con Andrea Tornaghi, architetto

Il settore dell’architettura vive una fase di evoluzione permanente: nello specifico, si tratta di uno scenario in cui emergono sempre nuove esigenze di tipo abitativo civile (per i privati) e di tipo business (per le superfici retail, per le sedi aziendali e per location di eventi), uno scenario complesso che vede impegnati diversi professionisti nel realizzare progetti ad hoc per l’organizzazione ottimale e funzionale degli spazi. Ne parliamo con l’architetto Andrea Tornaghi, monzese, classe 1967, professionista con un significativo background maturato sia in Italia che all’estero negli ambiti edilizia, ristrutturazioni, interior design, retail and hospitality design, certificazioni energetiche e industrial design.
Dottor Andrea Tornaghi, oggi, cosa significa essere architetto?
"Essere architetto è un privilegio che porta con sé molte responsabilità. Significa poter inventare ogni giorno spazi e oggetti nuovi, ma, soprattutto, confrontarsi con chi dovrà fruire ciò che noi, per suo conto, progettiamo. Il “Design”, non solo industrial, deve rispettare sia forma che funzione, troppo spesso, quest'ultima, dimenticata. Significa anche, sempre di più, attenzione ai nuovi materiali e tecnologie: solo pochi anni fa, nessuno sapeva cosa fosse un “cappotto” e, ora, costruiamo case con consumi energetici estremamente ridotti e sempre più orientate verso l'autosufficienza energetica"
Che ruolo svolge l’architettura nell’ambito della società contemporanea?
"Davvero una bella domanda. L'architettura è portatrice di una forza dirompente, è una delle ultime discipline umanistiche in grado di cambiare il nostro modo di vivere e il nostro territorio. Nel corso dei secoli, ha prestato la sua arte sia per luoghi di culto che per fortificazioni ed edifici monumentali e celebrativi. Oggigiorno, perlomeno in Italia, sembra un po' svilita quasi fosse inutile. I nuovi monumenti sono diventati i centri commerciali e le amministrazioni non si prodigano di certo per creare veri luoghi di aggregazione e concreti spazi pubblici. Sono stato di recente a Barcellona ed è stata una boccata d'aria: la città vive e ogni edificio pubblico è pensato per la collettività anche negli spazi accessori. Quanto ai centri commerciali di cui sopra, è stato appena inaugurato in Piazza di Spagna quello realizzato dalla mano di Foster al posto della Plaza de Toros o, meglio, dentro di essa: un esempio di come sia possibile integrare una funzione nuova e moderna nel mezzo della storia della città"
In base alla sua pluriennale esperienza, come nasce un progetto architettonico e quali sono le sue principali linee guida?
"La partenza sono le necessità del cliente e i suoi desideri che trovano espressione e guida nel nostro intervento. Sia che si tratti di un'abitazione, di uno spazio retail o di un albergo, muovo dai volumi, dal generale scendendo, poi, via via fino al minuto particolare. Ci sono però idee che permeano di sé il progetto fin dall'inizio, quali i materiali che si intendono usare o il tipo di percezione che si desidera avere dei volumi"
A suo avviso, quale deve essere il risultato finale di un progetto architettonico?
"Il benessere. Come dicevo prima, l'architettura influenza la nostra vita e lo fa spesso fisicamente. Le faccio un esempio: a Milano, in Via Montenapoleone, c'era un negozio di Versace estremamente decorato, in stile neoclassico del quale molti sono stati detrattori. Gli spazi erano però molto ben progettati e soprattutto vi erano armonia e proporzione: dentro quel negozio si stava molto rilassati, a proprio agio. L'obiettivo era stato raggiunto completamente. Per contro, vi sono edifici che ci fanno stare male: a Basilea, vi è lo Schaulager, edificio progettato come magazzino di opere d'arte, aperto per alcuni mesi l'anno come museo. L'edificio è interessante, senza dubbio un ottimo magazzino, ma, per il visitatore, risulta stressante e claustrofobico: durante la visita, sono stato colto da nausea crescente, scomparsa una volta uscito all'aperto"
Sul versante dell’impatto visivo, che cosa deve comunicare ai propri fruitori la realizzazione finale di un progetto architettonico ottimale?
"Non credo ci possa essere una risposta univoca a questa domanda. Ognuno di noi ha una propria sensibilità estetica, a volte, molto sviluppata e, altre volte, pochissimo sviluppata. Inoltre, differenti sono le richieste in partenza. In linea generale, dovrei rispondere “appagamento” per il risultato raggiunto: qualcosa che rispecchi e, se possibile, superi le aspettative del cliente. Si tratta di fattori quali la freschezza per un negozio, l’autorevolezza per uno studio legale, la magnificenza per uno spazio celebrativo..."
Lei è anche designer di interni, in particolare, per il settore furniture. Quale deve essere il valore aggiunto di un prodotto di design?
"La comodità, la semplicità e la logica di fruizione. Un qualsiasi prodotto viene prima disegnato e il riconoscimento del creatore è storia recente. C'è stata una corsa all'oggetto di “design” inteso come accattivante, strano, esteticamente riuscito: in questo ambito, Alessi ha fatto storia. Questo ha, però, portato all'esasperazione e alla riduzione, spesso, del design a una valenza puramente estetica, mentre è vero il contrario: la parte tecnica ha un’enorme importanza. Quindi, il valore aggiunto, ciò che rende un prodotto di design degno di tale nome è il perfetto amalgama tra forma e funzione, quasi diventassero una cosa sola"
In assoluto, qual è il progetto al quale lei sente di essere maggiormente legato?
"In realtà più di uno, ma forse l'ultimo, che mi sta dando molte soddisfazioni. Una ristrutturazione di un edificio industriale trasformato in residenza dove la sintonia con la committenza è stata totale e in cui abbiamo potuto utilizzare materiali naturali come il sughero e la lana e ci siamo confrontati con spazi forse rigidi ma ampi: con una serie di aperture, abbiamo realizzato dei cannocchiali per cui da ogni locale si leggono due, tre piani in profondità e si percepisce come un costante fluire di un locale dentro un altro, fino al giardino"
Info:
tornaghi@vf10.it
http://it.linkedin.com/pub/andrea-tornaghi/27/363/956
Dottor Andrea Tornaghi, oggi, cosa significa essere architetto?
"Essere architetto è un privilegio che porta con sé molte responsabilità. Significa poter inventare ogni giorno spazi e oggetti nuovi, ma, soprattutto, confrontarsi con chi dovrà fruire ciò che noi, per suo conto, progettiamo. Il “Design”, non solo industrial, deve rispettare sia forma che funzione, troppo spesso, quest'ultima, dimenticata. Significa anche, sempre di più, attenzione ai nuovi materiali e tecnologie: solo pochi anni fa, nessuno sapeva cosa fosse un “cappotto” e, ora, costruiamo case con consumi energetici estremamente ridotti e sempre più orientate verso l'autosufficienza energetica"
Che ruolo svolge l’architettura nell’ambito della società contemporanea?
"Davvero una bella domanda. L'architettura è portatrice di una forza dirompente, è una delle ultime discipline umanistiche in grado di cambiare il nostro modo di vivere e il nostro territorio. Nel corso dei secoli, ha prestato la sua arte sia per luoghi di culto che per fortificazioni ed edifici monumentali e celebrativi. Oggigiorno, perlomeno in Italia, sembra un po' svilita quasi fosse inutile. I nuovi monumenti sono diventati i centri commerciali e le amministrazioni non si prodigano di certo per creare veri luoghi di aggregazione e concreti spazi pubblici. Sono stato di recente a Barcellona ed è stata una boccata d'aria: la città vive e ogni edificio pubblico è pensato per la collettività anche negli spazi accessori. Quanto ai centri commerciali di cui sopra, è stato appena inaugurato in Piazza di Spagna quello realizzato dalla mano di Foster al posto della Plaza de Toros o, meglio, dentro di essa: un esempio di come sia possibile integrare una funzione nuova e moderna nel mezzo della storia della città"
In base alla sua pluriennale esperienza, come nasce un progetto architettonico e quali sono le sue principali linee guida?
"La partenza sono le necessità del cliente e i suoi desideri che trovano espressione e guida nel nostro intervento. Sia che si tratti di un'abitazione, di uno spazio retail o di un albergo, muovo dai volumi, dal generale scendendo, poi, via via fino al minuto particolare. Ci sono però idee che permeano di sé il progetto fin dall'inizio, quali i materiali che si intendono usare o il tipo di percezione che si desidera avere dei volumi"
A suo avviso, quale deve essere il risultato finale di un progetto architettonico?
"Il benessere. Come dicevo prima, l'architettura influenza la nostra vita e lo fa spesso fisicamente. Le faccio un esempio: a Milano, in Via Montenapoleone, c'era un negozio di Versace estremamente decorato, in stile neoclassico del quale molti sono stati detrattori. Gli spazi erano però molto ben progettati e soprattutto vi erano armonia e proporzione: dentro quel negozio si stava molto rilassati, a proprio agio. L'obiettivo era stato raggiunto completamente. Per contro, vi sono edifici che ci fanno stare male: a Basilea, vi è lo Schaulager, edificio progettato come magazzino di opere d'arte, aperto per alcuni mesi l'anno come museo. L'edificio è interessante, senza dubbio un ottimo magazzino, ma, per il visitatore, risulta stressante e claustrofobico: durante la visita, sono stato colto da nausea crescente, scomparsa una volta uscito all'aperto"
Sul versante dell’impatto visivo, che cosa deve comunicare ai propri fruitori la realizzazione finale di un progetto architettonico ottimale?
"Non credo ci possa essere una risposta univoca a questa domanda. Ognuno di noi ha una propria sensibilità estetica, a volte, molto sviluppata e, altre volte, pochissimo sviluppata. Inoltre, differenti sono le richieste in partenza. In linea generale, dovrei rispondere “appagamento” per il risultato raggiunto: qualcosa che rispecchi e, se possibile, superi le aspettative del cliente. Si tratta di fattori quali la freschezza per un negozio, l’autorevolezza per uno studio legale, la magnificenza per uno spazio celebrativo..."
Lei è anche designer di interni, in particolare, per il settore furniture. Quale deve essere il valore aggiunto di un prodotto di design?
"La comodità, la semplicità e la logica di fruizione. Un qualsiasi prodotto viene prima disegnato e il riconoscimento del creatore è storia recente. C'è stata una corsa all'oggetto di “design” inteso come accattivante, strano, esteticamente riuscito: in questo ambito, Alessi ha fatto storia. Questo ha, però, portato all'esasperazione e alla riduzione, spesso, del design a una valenza puramente estetica, mentre è vero il contrario: la parte tecnica ha un’enorme importanza. Quindi, il valore aggiunto, ciò che rende un prodotto di design degno di tale nome è il perfetto amalgama tra forma e funzione, quasi diventassero una cosa sola"
In assoluto, qual è il progetto al quale lei sente di essere maggiormente legato?
"In realtà più di uno, ma forse l'ultimo, che mi sta dando molte soddisfazioni. Una ristrutturazione di un edificio industriale trasformato in residenza dove la sintonia con la committenza è stata totale e in cui abbiamo potuto utilizzare materiali naturali come il sughero e la lana e ci siamo confrontati con spazi forse rigidi ma ampi: con una serie di aperture, abbiamo realizzato dei cannocchiali per cui da ogni locale si leggono due, tre piani in profondità e si percepisce come un costante fluire di un locale dentro un altro, fino al giardino"
Info:
tornaghi@vf10.it
http://it.linkedin.com/pub/andrea-tornaghi/27/363/956
FederlegnoArredo al meeting di Rimini
Per la prima volta FederlegnoArredo, la Federazione italiana che riunisce le industrie del legno, del sughero, del mobile e dell'arredamento, sarà presente al Meeting di Rimini, che si terrà dal 21 al 27 agosto, in Rimini Fiera, con l'obiettivo di intercettare gli 800.000 visitatori e offrire un messaggio positivo ai giovani per avvicinarli nel percorso formativo e lavorativo alla filiera del legno-arredamento. Si tratta di un appuntamento importante nell'attività di promozione di FederlegnoArredo, che si declinerà nella presenza di uno stand istituzionale e, soprattutto, nella partecipazione del presidente di FederlegnoArredo, Roberto Snaidero, a uno dei convegni che caratterizzeranno il Meeting.
mercoledì 22 giugno 2011
Record di presenze alla fiera AllDigital
Oltre 2000 visitatori, quasi più del doppio dello scorso anno, hanno sancito il grande successo della seconda edizione di AllDigital, l’expo sulle tecnologie digitali che si è svolto il 16 e 17 giugno in fiera a Vicenza. Il meglio dei servizi e delle applicazioni di ultima generazione, esposte da oltre una cinquantina di aziende, sono sfilate sulla passerella “high tech” di una due giorni ricca di eventi. «Senza falsa modestia – ha commentato Paolo Dalla Chiara, presidente di AllDigital - devo dire che abbiamo lavorato bene, ma il merito va soprattutto al digitale: il vero protagonista dei nostri tempi». Ed infatti non è un caso che il 16 giugno, giorno di inizio di AllDigital, abbia segnato una tappa importante dell'era digitale: in quel giorno, a Bruxelles, la Commissione Europea si è infatti riunita per gettare le basi dell'”Unione Digitale Europea ” prevista per il 2020. E proprio l'Europa è stata la protagonista del convegno “L'Agenda Digitale europea ed italiana, le reti e i servizi”, che ha inaugurato la manifestazione. L'intervento in diretta video di Antonio Preto, capo di gabinetto del vicepresidente della Commissione Europea, Antonio Tajani, ha ribadito la volontà dell'Europa di arrivare, entro il 2020, al mercato unico digitale. «Questa è una rivoluzione paragonabile a quella dell'energia elettrica – ha sottolineato Preto – ed è di primaria importanza raggiungere gli obbiettivi prefissati entro il 2020. Il primo: la connessione ad internet veloce per il 100% della popolazione e l'abbattimento definitivo del digital divide». Un programma nel quale rientrano le soluzioni satellitari proposte in Fiera dall'azienda vicentina Open Sky con il nuovo sistema Tooway di Eutelsat/Skylogic che permette la connessione ad internet veloce via satellite anche in tutte le zone non coperte dal segnale terrestre. Il nuovo Tooway è stato presentato al “Meeting Nazionale Tooway”, evento che ha registrato la partecipazione di un gran numero di installatori e addetti ai lavori. «L’installatore è l’anello fondamentale della catena del servizio Tooway », ha specificato Fabio Valle, responsabile Marketing Strategico e Business Planning VAS di Eutelsat, nel suo intervento al convegno. «Tooway 2 è tra i migliori sistemi wireless al momento, un Wi-Max dal cielo – ha aggiunto il direttore generale di Open Sky Walter Munarini – e la nostra azienda sviluppa applicazioni wireless building automation sopra a questo potente servizio». Assieme al satellite, AllDigital ha avuto anche altri due protagonisti principali: il Cinema, al centro dell’affollatissimo dibattito, ed il Digitale Terrestre, altro convegno che ha registrato una grande partecipazione di visitatori. Diversi i seminari tecnici che hanno toccato tematiche di forte interesse per i tecnici installatori: alta definizione e TV 3D, fibra ottica e reti LAN, videosorveglianza, internet a banda larga, connessioni Wi-Fi, cablaggio strutturato, automazione domestica, sicurezza nei cantieri, hanno tutti registrato il pienone di partecipanti. “Le sale cinematografiche ed il passaggio al digitale” è il convegno promosso da AGIS-ANEC Tre Venezie, in collaborazione con Open Sky, che ha fatto il punto della situazione sulle nuove potenzialità e vantaggi della sala digitalizzata. Attualmente circa 1000 su 3500 cinema italiani sono digitalizzati, un numero destinato ad aumentare repentinamente visto il risparmio rispetto alle pellicole analogiche, che hanno raggiunto costi ormai proibitivi (circa 1000 euro a copia). «Chi non avrà il proiettore digitale tra pochi mesi sarà fuori dal mercato - ha sottolineato in apertura dell’incontro Tiziano Solmi, Vicepresidente Sezione AGIS-ANEC Tre Venezie – ed oggi l’investimento e gli aiuti per l’ammodernamento sono due condizioni fondamentali». Per quanto riguarda il Digitale Terrestre, ripreso dalle telecamere 3D di Quartarete TV si è svolto il convegno “Il digitale televisivo terrestre: esperienze, evoluzioni e prospettive” che ha affrontato le problematiche relative alla seconda fase dello “switch off” italiano. AllDigital, ha trattato quest’anno più che mai il Digitale a 360° con un calendario ricchissimo: 6 convegni istituzionali e più di 10 seminari, tra i quali anche il “1° Convegno Nazionale Installatori Tivù” a cura di Tivù con la partecipazione di otto aziende del settore TV sat/DTT e dell’operatore satellitare Eutelsat che ha registrato nei due giorni di fiera quasi 300 presenze ai soli seminari tecnici. La realizzazione della gran parte dei seminari di AllDigital Expo è stata possibile grazie al supporto dato dal Centro di Formazione Professionale Installatori Rener-IPLAB, partner AllDigital per la formazione. «Anche quest’anno i seminari tecnici hanno registrato una partecipazione straordinaria ed interessata di installatori, colmando in ogni ordine di posto le relative sale - ha commentato Tiziano Santoro, Direttore Commerciale di Rener-IPlab – a testimonianza dell’impegno quotidiano che la nostra Scuola dedica all’aggiornamento dei tecnici installatori ed alle opportunità che la tecnologia offre agli stessi per garantire nuove occasioni di lavoro». AllDigital ha chiuso l’edizione 2011 con un bilancio che va al di là di ogni più rosea previsione, tracciando gli appuntamenti digitali dei prossimi anni e fissando per giovedì 21 e venerdì 22 giugno 2012 l’appuntamento con la terza edizione.
martedì 21 giugno 2011
Bancomat non ancora per tutti
Il 70% degli italiani possiede la carta bancomat, ma solo un utente su due la
utilizza per prelevare o fare acquisti. Una nuova ricerca Wincor Nixdorf
realizzata in collaborazione con Doxa conferma che la carta elettronica più
diffusa in Italia trova ancora almeno due resistenze nella popolazione:
sicurezza percepita non sempre sufficiente e poca dimestichezza con la
tecnologia, soprattutto tra le donne e la popolazione anziana
I principali risultati in sintesi:
• Il 70% degli italiani possiede una carta bancomat; solo il 52% la usa per prelevare, il 53%
per fare acquisti
• Il prelievo medio allo sportello è di 150 Euro. Ogni settimana in Italia si prelevano oltre 4
miliardi di Euro
• Il 29% degli intervistati esprime almeno una paura nel prelevare al bancomat: il 27% si fida
poco della tecnologia, il 23% mostra paure di natura personale
• Gli italiani che annotano il codice “pin” sul bancomat o su di un foglietto nel portafoglio sono
in via d’estinzione: ora il 67% lo impara a memoria, il 20% lo trasforma in numero di telefono
• Le abitudini rassicurano: quasi la metà degli intervistati preleva sempre allo stesso sportello
bancomat (47%), un italiano su tre lo fa presso gli stessi due o tre sportelli (37%)
• Solo il 64% dei piccoli esercenti (farmacie, benzinai, tabaccai) accetta il bancomat, ma già il
15% di loro usa i nuovi sistemi di versamento intelligente (il 20% dei tabaccai)
Milano, 24 maggio 2011 – Rimane la carta elettronica più diffusa in Italia, ormai il 70% degli
italiani ne possiede almeno una, ma incontra ancora spesso qualche resistenza. Come
conferma infatti una nuova ricerca Wincor Nixdorf realizzata in collaborazione con Doxa”1, solo
il 53% degli italiani usa il bancomat per gestire i propri pagamenti e acquisti quotidiani, il 53%
per prelevare. In questo secondo caso, il prelievo medio è di 150 Euro mentre il valore totale dei
prelievi nel Paese ogni settimana supera i 4 miliardi di Euro. Volumi importanti per un fenomeno
che – nonostante gli oltre trent’anni di servizio in Italia – sconta ancora qualche reticenza da
parte di fasce specifiche della popolazione (in prevalenza donne e anziani), soprattutto legata
alla sicurezza percepita e alla poca dimestichezza con la tecnologia.
Sportello Bancomat, questo sconosciuto (alle spalle)
Se solo un italiano su due oggi preleva allo sportello automatico, è pur vero, secondo la ricerca,
che gli utenti si ritrovano tutti, chi più chi meno, con gli stessi accorgimenti e pari buon senso
davanti ai terminali: ci si guarda alle spalle, si chiede il rispetto della distanza per la
riservatezza, si copre la tastiera nel digitare il codice “pin” o ancora si osserva l’integrità della
macchina e della tastiera. Ciò che cambia di volta in volta è la tipologia di paure dichiarate. Se
infatti il 29% degli intervistati esprime almeno una paura nel prelevare al bancomat, il 27%
sottolinea come si fidi ancora poco della tecnologia mentre il 23% mostra paure di natura
1 Nel mese di marzo 2011 sono state realizzate 600 interviste CATI (Computer Assisted Telephone Interviews) a un
campione rappresentativo della popolazione italiana 18-74 anni che utilizzano il Bancomat per prelevare.
COMUNICATO STAMPA 24/05/2011
personale (riconducibili ad aspetti soggettivi o, per esempio, a persone presenti nelle vicinanze
dello sportello).
In generale, però, la sensazione di sicurezza allo sportello è aumentata nel tempo, e oggi la
stessa consapevolezza dei rischi è di molto cresciuta. Un esempio su tutti: la “specie” di italiani
– nel recente passato ancora molto diffusa – che annotano ancora il codice “pin” sul bancomat
o in un foglietto nel portafoglio è ormai in via d’estinzione (dichiarano di tener fede a queste
errate tradizioni solo, rispettivamente, il 3% e il 7% del campione): ora il 67% degli utenti lo
impara a memoria e il 20% lo trasforma in numero di telefono da conservare, magari camuffato,
all’interno della rubrica.
Le abitudini contano. E rassicurano
Quasi la metà degli intervistati preleva sempre allo stesso sportello bancomat (47%), un italiano
su tre lo fa presso gli stessi due o tre sportelli (37%). Il luogo che si conosce spinge infatti a
credere di poter meglio controllare la situazione e riconoscere eventuali fattori di rischio. Gli
italiani sono inoltre più propensi a scegliere un ambiente al chiuso, perché ne ricavano una
sensazione di maggior sicurezza. Il 33% di chi preleva all’interno di un’agenzia della banca e il
26% di chi preleva in un locale adiacente si sente infatti del tutto sicuro nell’effettuare questa
operazione contro l’8% di chi preleva da sportelli sulla strada o presso centri commerciali.
Anche il fatto che l’ambiente sia ben illuminato incide sulla scelta (il 67% degli intervistati ha
dichiarato che predilige più spesso sportelli di questo genere).
Le abitudini incidono anche su coloro che dichiarano di non utilizzare per nulla il bancomat per
prelevare: il 52% di loro si sente infatti più sicuro ad andare in banca dal cassiere, il 45% lo
trova più comodo e il 30% ne approfitta per svolgere operazioni particolari.
Clonazione, la grande paura
Tra le paure che limitano il ricorso al bancomat, quella oggi più diffusa e percepita è
sicuramente quella della clonazione della carta. Il 19% degli italiani ha dato infatti a questa voce
il massimo valore di rischio percepito. Una risposta adeguata delle banche e l’assunzione di
particolari presidi a tutela dell’utente possono aiutare a rassicurare. Tra questi, ad esempio,
risultano graditi e valutati importanti le videocamere di sicurezza, gli sms che segnalano prelievi
superiori ad un certo importo, i sistemi di allarme che rilevano situazioni sospette a tecnologie
innovative di sicurezza aggiuntive rispetto al codice “pin” (come per esempio l’impronta digitale).
Piccoli esercenti: il versamento si fa intelligente, i pagamenti meno
Ancora oggi solo il 64% dei piccoli esercenti (farmacie, benzinai, tabaccai) accetta pagamenti
con il bancomat. Già il 15% di loro usa però i nuovi sistemi di versamento intelligente agli
sportelli bancomat per gestire il contante, percentuale che scende al 9% considerando i soli
assegni. Se infatti il 51% degli esercenti intervistati si sente del tutto sicuro nel versare allo
sportello con il cassiere, una percentuale di poco inferiore, il 30%, dichiara la stessa sicurezza
nell’effettuare questa operazione presso uno sportello bancomat. Se presso il cassiere la paura
più ricorrente riguarda la possibilità che vengano commessi degli errori nell’accredito sul proprio
conto corrente o nel contare il contante, allo sportello bancomat emerge la paura di non poter
annullare l’operazione in caso di dubbi o errori o che la carta possa essere clonata.
utilizza per prelevare o fare acquisti. Una nuova ricerca Wincor Nixdorf
realizzata in collaborazione con Doxa conferma che la carta elettronica più
diffusa in Italia trova ancora almeno due resistenze nella popolazione:
sicurezza percepita non sempre sufficiente e poca dimestichezza con la
tecnologia, soprattutto tra le donne e la popolazione anziana
I principali risultati in sintesi:
• Il 70% degli italiani possiede una carta bancomat; solo il 52% la usa per prelevare, il 53%
per fare acquisti
• Il prelievo medio allo sportello è di 150 Euro. Ogni settimana in Italia si prelevano oltre 4
miliardi di Euro
• Il 29% degli intervistati esprime almeno una paura nel prelevare al bancomat: il 27% si fida
poco della tecnologia, il 23% mostra paure di natura personale
• Gli italiani che annotano il codice “pin” sul bancomat o su di un foglietto nel portafoglio sono
in via d’estinzione: ora il 67% lo impara a memoria, il 20% lo trasforma in numero di telefono
• Le abitudini rassicurano: quasi la metà degli intervistati preleva sempre allo stesso sportello
bancomat (47%), un italiano su tre lo fa presso gli stessi due o tre sportelli (37%)
• Solo il 64% dei piccoli esercenti (farmacie, benzinai, tabaccai) accetta il bancomat, ma già il
15% di loro usa i nuovi sistemi di versamento intelligente (il 20% dei tabaccai)
Milano, 24 maggio 2011 – Rimane la carta elettronica più diffusa in Italia, ormai il 70% degli
italiani ne possiede almeno una, ma incontra ancora spesso qualche resistenza. Come
conferma infatti una nuova ricerca Wincor Nixdorf realizzata in collaborazione con Doxa”1, solo
il 53% degli italiani usa il bancomat per gestire i propri pagamenti e acquisti quotidiani, il 53%
per prelevare. In questo secondo caso, il prelievo medio è di 150 Euro mentre il valore totale dei
prelievi nel Paese ogni settimana supera i 4 miliardi di Euro. Volumi importanti per un fenomeno
che – nonostante gli oltre trent’anni di servizio in Italia – sconta ancora qualche reticenza da
parte di fasce specifiche della popolazione (in prevalenza donne e anziani), soprattutto legata
alla sicurezza percepita e alla poca dimestichezza con la tecnologia.
Sportello Bancomat, questo sconosciuto (alle spalle)
Se solo un italiano su due oggi preleva allo sportello automatico, è pur vero, secondo la ricerca,
che gli utenti si ritrovano tutti, chi più chi meno, con gli stessi accorgimenti e pari buon senso
davanti ai terminali: ci si guarda alle spalle, si chiede il rispetto della distanza per la
riservatezza, si copre la tastiera nel digitare il codice “pin” o ancora si osserva l’integrità della
macchina e della tastiera. Ciò che cambia di volta in volta è la tipologia di paure dichiarate. Se
infatti il 29% degli intervistati esprime almeno una paura nel prelevare al bancomat, il 27%
sottolinea come si fidi ancora poco della tecnologia mentre il 23% mostra paure di natura
1 Nel mese di marzo 2011 sono state realizzate 600 interviste CATI (Computer Assisted Telephone Interviews) a un
campione rappresentativo della popolazione italiana 18-74 anni che utilizzano il Bancomat per prelevare.
COMUNICATO STAMPA 24/05/2011
personale (riconducibili ad aspetti soggettivi o, per esempio, a persone presenti nelle vicinanze
dello sportello).
In generale, però, la sensazione di sicurezza allo sportello è aumentata nel tempo, e oggi la
stessa consapevolezza dei rischi è di molto cresciuta. Un esempio su tutti: la “specie” di italiani
– nel recente passato ancora molto diffusa – che annotano ancora il codice “pin” sul bancomat
o in un foglietto nel portafoglio è ormai in via d’estinzione (dichiarano di tener fede a queste
errate tradizioni solo, rispettivamente, il 3% e il 7% del campione): ora il 67% degli utenti lo
impara a memoria e il 20% lo trasforma in numero di telefono da conservare, magari camuffato,
all’interno della rubrica.
Le abitudini contano. E rassicurano
Quasi la metà degli intervistati preleva sempre allo stesso sportello bancomat (47%), un italiano
su tre lo fa presso gli stessi due o tre sportelli (37%). Il luogo che si conosce spinge infatti a
credere di poter meglio controllare la situazione e riconoscere eventuali fattori di rischio. Gli
italiani sono inoltre più propensi a scegliere un ambiente al chiuso, perché ne ricavano una
sensazione di maggior sicurezza. Il 33% di chi preleva all’interno di un’agenzia della banca e il
26% di chi preleva in un locale adiacente si sente infatti del tutto sicuro nell’effettuare questa
operazione contro l’8% di chi preleva da sportelli sulla strada o presso centri commerciali.
Anche il fatto che l’ambiente sia ben illuminato incide sulla scelta (il 67% degli intervistati ha
dichiarato che predilige più spesso sportelli di questo genere).
Le abitudini incidono anche su coloro che dichiarano di non utilizzare per nulla il bancomat per
prelevare: il 52% di loro si sente infatti più sicuro ad andare in banca dal cassiere, il 45% lo
trova più comodo e il 30% ne approfitta per svolgere operazioni particolari.
Clonazione, la grande paura
Tra le paure che limitano il ricorso al bancomat, quella oggi più diffusa e percepita è
sicuramente quella della clonazione della carta. Il 19% degli italiani ha dato infatti a questa voce
il massimo valore di rischio percepito. Una risposta adeguata delle banche e l’assunzione di
particolari presidi a tutela dell’utente possono aiutare a rassicurare. Tra questi, ad esempio,
risultano graditi e valutati importanti le videocamere di sicurezza, gli sms che segnalano prelievi
superiori ad un certo importo, i sistemi di allarme che rilevano situazioni sospette a tecnologie
innovative di sicurezza aggiuntive rispetto al codice “pin” (come per esempio l’impronta digitale).
Piccoli esercenti: il versamento si fa intelligente, i pagamenti meno
Ancora oggi solo il 64% dei piccoli esercenti (farmacie, benzinai, tabaccai) accetta pagamenti
con il bancomat. Già il 15% di loro usa però i nuovi sistemi di versamento intelligente agli
sportelli bancomat per gestire il contante, percentuale che scende al 9% considerando i soli
assegni. Se infatti il 51% degli esercenti intervistati si sente del tutto sicuro nel versare allo
sportello con il cassiere, una percentuale di poco inferiore, il 30%, dichiara la stessa sicurezza
nell’effettuare questa operazione presso uno sportello bancomat. Se presso il cassiere la paura
più ricorrente riguarda la possibilità che vengano commessi degli errori nell’accredito sul proprio
conto corrente o nel contare il contante, allo sportello bancomat emerge la paura di non poter
annullare l’operazione in caso di dubbi o errori o che la carta possa essere clonata.
Fabbri: gelato senza frontiere
Bologna, giugno 2011 – Sarà tutto italiano il gelato che, dal 19 al 24 luglio, oltre cento ristoranti in tutto il mondo proporranno in una veste inedita. Fantasia e nuovi abbinamenti, tutti con un elemento in comune: il piatto. Il gelato nel piatto torna quest’anno con la sua seconda edizione, per “impiattare” il celeberrimo dessert freddo trasformandolo in ingrediente d’eccezione di preparazioni dolci o salate. E Fabbri 1905, l’azienda bolognese dell’Amarena, raccoglie “la sfida”: sarà main sponsor della manifestazione, promossa dal portale InformaCibo, con i suoi prodotti per il gelato artigianale. Dall’Italia, l’iniziativa arriverà a Parigi, Pechino, Buenos Aires, Tokyo, passando per Mosca e Hong Kong. Un vero e proprio giro del mondo alla scoperta del made in Italy culinario di cui Fabbri è esponente da oltre cent’anni. Prezioso alleato dei professionisti della ristorazione, l’azienda metterà a disposizione dei ristoratori che aderiscono all’iniziativa i suoi ingredienti per la gelateria, Amarena Fabbri in testa. “Da sempre Fabbri porta fuori dai confini italiani la bontà e la qualità del gelato italiano, promuovendone la conoscenza e la diffusione” afferma Nicola Fabbri, Amministratore di Fabbri 1905. “Usciamo dall’esperienza positiva del Firenze Gelato Festival e guardiamo con impazienza al taglio del nastro dell’edizione 2011 de Il gelato nel piatto. Metteremo a disposizione di tutti i ristoratori che sceglieranno di usare ingredienti Fabbri un kit di prodotti ad hoc: segno concreto del nostro impegno in questa manifestazione che abbatte le frontiere del gelato. Non solo quelle geografiche, ma anche quelle del gusto: questo dolce freddo e cremoso si rivelerà ingrediente perfetto in ogni tipo di ricetta”.
Ufficio stampa:
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Anita Lissona anita.lissona@leadcom.it
Alessandro Bizzotto alessandro.bizzotto@leadcom.it
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